Risponde un Sociologo

mappa dott.ssa Maria Marta Rossi

Il sociologo risponderà a domande che riguardano:

- i rapporti intergenerazionali fra giovani, mondo adulto, anziani; - le problematiche riconducibili a famiglie in difficoltà e giovani a rischio;
- la condizione anziano nella società del consumo e della tecnologia dal punto di vista della tutela dei diritti e delle problematiche riconducibili a:
a) salute
b) autonomia economica
c) servizi socio-assistenziali sul territorio
d) emarginazione sociale, ed affettiva
e) recupero delle esperienze pregresse
f) inserimento sociale in attività di volontariato

scrivi al seguente indirizzo: sociologo@faesmi.org

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Cara Marta, Come raccontare al mio nipotino di 9 anni la guerra, la violenza, il terrorismo, le mine antiuomo, la diversità, la schiavitù infantile? Perché sono realtà che i bambini incontrano quotidianamente, come favole terribili e umane. Racconti di un mondo apparentemente lontano eppure così reale. Non so trovare il linguaggio, l’approccio affinchè il dialogo possa favorire anche la tolleranza e l’incontro “giusto” tra mondi così diversi.
Giovanna

Cara Giovanna che domanda difficile. Mi chiedi come raccontare al tuo nipotino di 9 anni la guerra, la violenza, il terrorismo, le misure antiuomo, la diversità, la schiavitù infantile…. Mi chiedi troppo. Stiamo vivendo un periodo terribile e ne siamo tutti consapevolmente coinvolti. Anche un bambino di 9 anni, che va a scuola e sa leggere e comprendere i messaggi, recepisce da sé i discorsi degli adulti e condivide l’atmosfera di disagio, di rischio, di paura e di condanna che il mondo adulto manifesta. Ma è difficile trovare le parole e la misura giusta per spiegare ai bambini l’orrore, l’orrore vero. Davanti a questi eventi i bambini esprimono voglia di sapere, ma hanno anche bisogno di essere rassicurati. L’adulto si pone quindi nei confronti del bambino come un referente investito di grandi responsabilità. Poco vale se davanti all’orrore non si è in grado di far nascere un messaggio di speranza che aiuti i bambini a storicizzare i tragici eventi attraverso un confronto che li aiuti a ricercare la via dell’incontro fra le diverse culture e a interiorizzare comportamenti positivi che li avvii a rapporti di scambio, di unione e di pace. Ai bambini occorre dare sempre risposta al loro bisogno di sapere, evitando però di accanirsi in spiegazioni non richieste perché, in base alle diverse età, c’è un limite oltre il quale i bambini non vogliono sapere perché hanno bisogno di sapere che l’orrore, anche l’orrore vero, alla fine può essere vinto. Aiutiamoli dunque a ricercare e a mettere in atto l’antidoto della non violenza. E’ difficile affrontare coi piccoli la crudele realtà dei giorni nostri. Io credo Giovanna che la sensibilità, con cui mi poni le tue domande, ti sarà di grande aiuto e di guida per cercare parole, immagini e pensieri con cui affrontare l’argomento col tuo nipotino. Io credo però anche che la cosa più importante sia il cercare di aiutare l’infanzia a ricercare, già nel proprio quotidiano, il dialogo per farne uno strumento di vita in grado di formare all’incontro e di predisporre alla comprensione e alla reciprocità. Esiste, se ti può aiutare, una letteratura per l’infanzia che affronta le grandi problematiche sociali: 1) “Al lupo” dell’inglese Gilian Cross, un romanzo che narra la storia di una ragazzina che scopre di essere figlia di un terrorista; 2) “Scomparsi” di Luiz Claudio Cardoso: un bambino racconta del giorno in cui i militari, a Rio de Janeiro, portarono via il padre che non farà più ritorno 3) “Il segreto del fuoco” di Henning Mankell sulle mine antiuomo. Buon lavoro Giovanna.
Marta

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Cara marta, per caso ho scoperto il sito dell’Associazione Fabbrica dell’esperienza di Milano, per caso ho scoperto il tuo sorriso. Ho quasi 60 anni, una vita dedicata ad un marito come tanti, una figlia sposata all’estero, una casa grande e inutile. Da due anni sono vedova e il mio problema è il mal di vivere, perché mi ritrovo inadeguata e spenta, senza amici e un po’ “antica” e non so cosa fare. A volte penso di andare in una casa di riposo in riva al mare, non importa quale, per trovare amici nuovi con cui parlare e scambiare opinioni, vivere, insomma. Capisco che sia controcorrente, ma è sbagliato? Un abbraccio.
Cristina

Cristina cara amica, incominciamo da qui – tu ti sei messa in contatto con me e io mi sono messa in contatto con te. Mi hai cercato e ti ho risposto: il sistema ha funzionato. Attraverso tante testimonianze conosco lo sconforto di chi, avendo dedicato tutta la vita agli affetti, si ritrova a un certo momento solo. Vivendo di riflesso anche tu ti sei chiusa troppo nella tua casa e nei tuoi ricordi e ora, a 60 anni non ancora compiuti, ti senti spenta, inadeguata, senza amici, un po’ antica e affetta dal mal di vivere. Però senti anche il bisogno di parlare, di scambiare opinioni, di vivere. E’ questo un buon segno che esige però uno sforzo da parte tua: la forza di aprirti all’esterno e di andare incontro agli altri. Mi chiedi se per garantirti questo può essere una buona soluzione ritirarti in una Casa di Riposo, possibilmente al mare. Non credo proprio che sia la migliore soluzione. Una donna della tua età ha ancora davanti a sé un lungo periodo di vita, tante potenzialità da sfruttare e tante energie da elargire. Ciò implica il dovere di andare incontro alla vita e incontro agli altri per stare con gli altri e fra gli altri. Sai quante persone sole come te hanno bisogno di attenzione e di calore? Come incominciare? Dalle piccole cose: esci e poni un buongiorno più caloroso a una vicina, porgi un pensiero gentile a un conoscente che incroci per strada, scambia una chiacchiera col giornalaio, preoccupati della salute di un anziano o di un bambino del vicinato, goditi un buon caffè al bar….. Esci per accorgerti degli altri e delle tante solitudini che ti circondano. E poi ricerca sul tuo territorio il Centro Anziani del Comune, la Parrocchia di riferimento, le Associazioni d’Incontro e quelle di Volontariato. Scoprirai che in questi e in altri luoghi si ritrovano tanti anziani, giovani anziani col desiderio di stare insieme, per impegnarsi, per programmare, per collaborare, per organizzare. Scoprirai il sorriso degli altri. Ti invito a provare, certa che riuscirai a superare il problema che ti affligge oggi. Con la gioia di vivere tornerà anche la sicurezza che ti potrà permettere di andare a trovare all’estero tua figlia e la sua famiglia. E il mare? Il mare può essere l’occasione di una gita ogni tanto o qualche breve soggiorno magari organizzato in gruppo. La Casa di Riposo, credimi, può aspettare. Scrivimi ancora quando “il male di vivere” sarà diventato gioia. Forza Cristina.
Marta

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Cara marta, Mi sono svegliata all’improvviso, e non capisco perché sono così inquieta e ansiosa. Ho due figli meravigliosi che hanno scelto e trovato un lavoro creativo e dinamico. Mio marito, disegnatore di fumetti, era un artista in tutti i sensi, eclettico e versatile. Ho vissuto una vita con alti e bassi (pochi alti e molti bassi) per la professione di mio marito e, oggi temo che i miei figli non sappiano reggere le inevitabili delusioni di un ambiente sì esaltante, ma anche molto precario. A volte vorrei facessero gli impiegati di banca e tornassero a casa ad orari fissi, perché in questo mondo, forse, non si può vivere di idee e di illusioni. Vivo un’angoscia veramente insopportabile che a stento riesco a non esprimere, vedendoli felici. Ciao Sara

Per due giovani fratelli esercitare con successo un’attività creativa e dinamica, scelta per passione, mi sembra una realizzazione esaltante – tu però Sara parli di questi tuoi figlioli meravigliosi con molta ansia e inquietitudine perché l’alternarsi di alti e bassi che hanno accompagnato il lavoro e l’esistenza di tuo marito, disegnatore di fumetti e artista in tutti i sensi, ha coinvolto l’andamento di tutta la famiglia. Ora tu vorresti proteggere i tuoi figli dalle possibili delusioni, di un lavoro e di un ambiente esaltanti e al tempo stesso precari.Vedi più sicurezza in un lavoro caratterizzato da orari fissi e da uno stipendio certo. Insomma questo rappresenterebbe per te la tranquillità rappresentata da un lavoro ideale in un posto sicuro. Cara Sara forse ignori che di questi tempi la ricerca di un posto di lavoro rappresenta, per tanti giovani preparati e pronti, un’incognita. Oggi nel campo del lavoro di certo, sicuro e perpetuo non c’è più nulla. Il lavoro dipendente, difficile da trovarsi, richiede disponibilità incondizionata, predisposizione al cambiamento, aggiornamento continuo ed è sottoposto a spostamenti di sede, o passaggi societari, a contrazione di posti. Avere un lavoro libero che coincida coi propri ideali è quanto di meglio si possa augurare a un giovane. La creatività, poi, esce dagli schemi e si esplica in vari settori. I tuoi figlioli hanno fatto della creatività un lavoro: sarà una loro abilità incanalare risorse e impegno verso obiettivi che rispondano alle loro capacità di esprimersi e al loro bisogno di realizzarsi sul piano delle idee e sul piano economico. Io penso, cara Sara, che la tua angoscia debba lasciare spazio a quella leggera ansia ragionata che caratterizza le apprensioni materne: un’ansia che nel tuo caso dovrebbe facilmente svanire se, come tu dici, vedi i tuoi figli felici. Sii serena.
Marta

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FAQ Sociologo

Letteratura infantile: il fantastico che ci aiuta ad affrontare le grandi tematiche del mondo.

“A briglia sciolta” editore Mondadori un inno fiabesco alla libertà.

“Se è una bambina” collana Delfini della Bompiani: delicatissimo e commovente dialogo tra una bambina e la madre morta sotto le bombe.

“Sii amorevole con Eddie Lee” il cui tema sono i bambini down trattati con grande umanità.

“Sognando Palestina” editore Fabbri. Romanzo ambientato nella Palestina della seconda intifada, per narrare le vicende di un gruppo di amici palestinesi per i quali la violenza fa parte del quotidiano.

“Il ladro generoso” editore Mondadori per raccontare le avventure di un odierno Robin Hood israeliano e far emergere criticità e contraddizioni dello Stato di Israele.

“Il segreto del fuoco” editore Fabbri storia di Sofia a cui una mina antiuomo strappa le gambe, ma non la voglia di vivere.

“Al lupo” editore Mondadori storia di Cassy che scopre di essere figlia di un terrorista.

La collana “Filorosso” delle edizioni Gruppo Abele.

“La perfida Ester” una storia nel contesto delle leggi razziali.

“Seduto nell’erba al buio” storia di una adolescente nell’estate del ’44.

E sulla diversità, intesa come altra cultura, altro modo di pensare, parlare, vivere, sono dedicate intere collane:
“Zeffiri” della Sinnos
“Le cornamuse” dell’editore Motta junior
“Storie del deserto” dell’algerino Raban Belami editore Mondadori

“Oltre l’orizzonte” del poeta arabo Omar Aluan è il tentativo di fondere anche visivamente due culture con il testo arabo e quello italiano che si aprono a fisarmonica quasi a voler restituire simbolicamente l’unione dei popoli.