Cultura del viaggio
Un itinerario francese tra Bretagna e Normandia
di Giacomo Rizzi
Luglio 2004, le ferie estive si avvicinano: la scelta dei
luoghi dove andrò è dettata da un motivo funzionale, devo raggiungere mio figlio a Vannes e colgo l’occasione
per trascorrere con lui qualche giorno.
Parto alla sera dell’ultimo venerdì da Milano, passo il Frèjus che è già notte,
l’indomani sono a Clermont-Ferrand, poi Limoges, Angoulème, Saintes, La Rochelle:
non è ancora Bretagna, ma mi fermo a visitare la città, famosa per il lungo
assedio che subì ad opera dei Francesi nel 1628, dopo che si era alleata
con gli Inglesi nel 1627 e per aver fondato una colonia d’oltremare diventata
molto importante: la città di Montreal, in Canada. La città è accogliente,
il centro storico ricco di suggestioni e di cose da vedere, si respira
un’aria
atlantica, si avverte l’importanza
storica del luogo, anche se trasformato in un bellissimo centro ricco
di bar, negozi, ristoranti e un bellissimo porto turistico, sul quale
si affaccia
la Porte de la Grosse- Horloge, poderoso torrione quadrato del Duecento
con torrini angolari e aggiunte successive (foto
1).
Se guardate la porta dall’esterno, come in fotografia, alla vostra sinistra
vedrete due torrioni che delimitano il porto (foto
2)
e alle vostre spalle la rada piena di imbarcazioni: sullo sfondo, ancora
la città(foto 3).
Collegata da una cinta di mura oltre il porto, vedrete la guglia che
sormonta la Tour de la Lanterne, (foto
4),
quattrocentesca costruzione cilindrica che serviva da faro, prigione,
torre di avvistamento e difesa. Se rientrate nel centro storico, potrete
trovare
ai lati delle strade lastricate deliziosi negozi, caffè, ristoranti, (foto
5 e 6) piazze e porticati
generosi di sorprese, come la vecchia giostra, perfettamente e allegramente
funzionante (foto
7).
L’aria di mare vi accompagna, i francesi di La Rochelle sono briosi, gentili,
dalla personalità molto indipendente, inclini al commercio, vi mettono subito
a vostro agio, sia che chiediate un’informazione, sia che vogliate acquistare
un libro o siate in cerca di una medicina. I negozi del corso, molto
ben tenuti, offrono di tutto, in vetrine pulite ed eleganti che si
affacciano sulle storiche strade. Se amate i musei, potete visitare
quelli di
storia
naturale, di belle arti, il Museo del Nuovo Mondo e il museo di storia
locale. La mia visita è breve e superficiale, ma vivo un’atmosfera diversa,
la città ordinata,
l’aria frizzante, vagamente salmastra, il cielo azzurro, la brezza di mare
entra anche dalle grandi porte, dalle vie lastricate nel centro storico,
i caffè del grande viale alberato fuori le mura brulicano di gente e di artisti,
il gusto del particolare e dell’arredo nei negozi e nella città è evidente.
Proseguo fino a Vannes, capoluogo del dipartimento del Morbihan, conserva un
bel tratto delle vecchie mura, splendono i suoi giardini realizzati
dove c’era l’ampio
fossato, (foto 8,9,10)
restano impresse le case bretoni, le antiche case del centro storico in muratura
e legno, dette case a graticcio (foto 11, 12, 13).
Oltre le case a cuspide e a sporto della foto 13, edifici caratteristici di tipo
cinquecentesco presenti in molte regioni europee, si intravede la cattedrale
di Saint-Pierre, chiesa gotica iniziata nel XIII secolo. I kilometri accumulati
sono tanti, il pomeriggio è ormai avanzato, mio figlio è arrivato, mia moglie
consulta le carte e le prenotazioni che abbiamo fatto via internet per avviarci
a una chambre d’hote, a Elven, dove dormiremo. Le chambres d’hotes costituiscono
una delle più interessanti possibilità di dormire: simili al concetto del bad
end breackfast, in luoghi bellissimi, in edifici accoglienti, un proprietario
di casa vi ospita riservandovi camere e bagno, vi prepara e offre la colazione
del mattino, avete a disposizione televisione o biblioteca o soggiorno per chiacchierare
e giardino, vivete a contato (se volete)dei padroni di casa che si mostrano sempre
felici di raccontarvi la loro storia, eccellendo in premura e riservatezza. In
più, gradita sorpresa, il costo è bassissimo!
Nelle foto 14,15,16,17,18,19,
si vede dove abbiamo dormito a Elven, in una “villa” dove vive una giovane signora
con la propria famiglia, che ci ha riservato camera con bagno, dove potevamo
usare il soggiorno, le salette attigue, il giardino, dove ci ha accolto con un
ricco aperitivo e dalla quale ci siamo accomiatati l’indomani dopo un’abbondante
colazione e una deliziosa conversazione, pagando in tre persone, tutto compreso,
ma tutto, solo 52 euro! Il giorno dopo, visito Malestroit, piccola cittadina
dal sapore nordico per le sue case a graticcio, ma dal cielo mediterraneo per
il suo azzurro intenso: a parte un festival di musica molto seguito dai giovani,
a Malestroit non ci sono cose molto importanti, ma la cittadina è particolarmente
invitante, con le sue case costruzioni caratteristiche (foto
20 e 21),
con le sue sculture lignee su alcune case, il fiume dal quale si può arrivare
direttamente e comodamente in barca, i tetti spioventi in ardesia, la Place de
Bouffay, tranquilla ed accogliente (foto
22).
Sembra un posto dove l’invito all’ozio è particolarmente eloquente, nonostante
l’operosità degli abitanti. Più grande, più articolata nelle vie e completamente
arricchita da infiniti fiori ad ogni finestra, aiuola, via, piazzetta, è Rochefort-en
Terre, bellissima cittadina, ricca di antiche case del ‘500 e del ‘600. Ha una
bella chiesa e un castello del quale restano solo alcune parti, ma l’interesse
per la visita è senza dubbio per l’atmosfera
di grande allegria e naturalezza, ordine e piacere del gusto ornamentale delle
fioriture (foto
23,24,25,26,27,28,29).
Proseguo in tranquille strade provinciali ed anche secondarie, molto più vicine
alla quotidianità dei
campi e della gente che non le superstrade e autostrade, a volte tra campi di
girasole (foto 30,31),
a volte tra grandi balle di paglia arrotolate (foto
32),
moderni covoni silenti dalla maestosità stagionale. Arrivo alla foresta di Paimpont,
non facile da raggiungere, una bella estensione di 40 kilometri quadrati di verde,
ricca di leggende e suggestioni Bretoni: si possono vedere, secondo la leggenda,
la foresta di Mago Merlino, la sua pietra e la fonte dell’eterna
giovinezza. Le segnalazioni non sono sempre chiare, anche se una grande mappa
stradale riassume le varie indicazioni (foto
33).
Non molto lontano, nella stessa giornata, sul canale Nantes-Brest, si può vedere,
a Josselin, il castello di Rohan (foto
34)
preceduto, sulla riva opposta del canale da deliziosi resti di un’antica costruzione
(foto 35): subito
dopo, si incontra Josselin, il cui centro storico è in fondo a una ripida discesa.
Si vedono la chiesa di Notre Dame du Roncier (foto
36) dal bel portale in stile tardogotico (foto
37), un vecchio pozzo (foto
38) nella piazza circondata da antiche case bretoni e le vie del centro (foto
39 ).
Si è fatto tardi, giusto il tempo della cena e di un meritato riposo. Si va a
mangiare sul fiume S.Nicolas, lungo il quale si affacciano numerosi locali pittoreschi
(foto 40) e poi a Ploermel,
vecchio borgo dove una signora (aiutata dal marito) ospita nella sua villa (foto
41) offendo
servizio di chambre d’hote. Una camera per tre (foto
42) con bagno, saletta per leggere e guardare la televisione, soggiorno per
parlare con i proprietari se si vuol conversare, al mattino dopo colazione abbondante
servita nella grande cucina…. Il tutto per 48 euro in tre persone!
Al mattino dopo, appunto, si riparte alla volta di Quiberon, graziosa cittadina
balneare e meta turistica: da lì ci si imbarca per Belle-Ile-en-Mer, vera attrazione,
che causa però già in Quiberon, almeno nei mesi estivi, un’alta concentrazione
di persone, tanto che rimando l’escursione all’isola, anche perché nel frattempo
si sono avvicinate nuvole scure e minacciose…. E ripiego su una meta importante,
archeologica: il sito di Carnac. Non è la stagione giusta, in agosto è tutto
cintato, non si possono vedere tutte le grandi pietre megalitiche: bisogna venire
con più tempo a disposizione, nelle stagioni intermedie e magari prenotare una
visita che permetta di vedere i menhir più grandi. E’ comunque affascinante vedere
questi massi che sono stati collocati in file geometricamente ordinate, a centinaia
e centinaia, oggi muti testimoni del tempo e di civiltà sepolte, dal fascino
magico (foto 43, 44)
. Non ho il tempo di andare
a Menec, sulla strada D196, dove si può vedere
uno spettacolare allineamento di 1099 menhir, disposti lungo 11 file! In tutta
la zona, i monumenti megalitici risalgono ad epoche remote, dal 6000 al 2000
a.C., con insediamenti di dolmen, menhir e tumuli veramente spettacolari. Meriterebbero
una visita le località di Kermario, Kerlescan, dove si trova il Geant du Manio
(menhir isolato alto sei metri), e ancora Kerzhero e Crucuno. Sulla strada D781
invece si incontra la località di Locmariaquer, al centro di un’altra zona importantissima
per i suoi monumenti megalitici, tanto da condividere o addirittura offuscare
la fama di Carnac, dove comunque, per gli appassionati, è d’obbligo una visita
al museo della Preistoria J. Miln-Z. Le Rouzic: uno dei più ricchi al mondo di
testimonianze del paleolitico, mesolitico e neolitico, con 6600 oggetti circa
e alcune collezioni di epoca romana e medievale. Proseguo, sempre scegliendo
le strade provinciali, più tranquille, più ricche di umanità anche se, ovviamente,
un po’ più lente: ma sono in ferie, non voglio farmi prendere dalla frenesia
dell’autostrada, della velocità, del trasferimento da un posto all’altro ignorando
le piccole realtà locali intermedie. Arrivo a Concarneau, della quale apprezzo
soprattutto la Cittadella, borgo fortificato, un’isola naturale, probabilmente
il borgo originario, poi collegato alla città con un ponte. All’interno delle
mura si sviluppa un dedalo di viuzze a traffico esclusivamente pedonale, pieno
di negozi, bar e ristoranti: colori vivaci, fioriture abbondanti, cura e pulizia
caratterizzano il borgo, insieme alla grande presenza di turisti che apprezzano
le botteghe, i percorsi panoramici sulle mura, la visita del porto, lo shopping
(foto 45, 46, 47, 48, 49).
In città,
fuori dalla cittadella e lungo il mare, si mangia bene, a prezzi modici, in locali
caratteristici dove vi offrono menu interessanti e ben differenziati, dalle crèpes
al pesce, dal vino al sidro. In tutta la Bretagna ho bevuto sidro, un vino di
mele a bassa gradazione alcolica, brut o morbido a seconda dei gusti (io lo chiedevo
assolutamente secco) mosso, frizzante, per accompagnare tutte le portate, a parte,
forse, il pesce, anche se, ben fresco e brut, lo si beve tranquillamente con
ogni cosa. Il sole mi riscalda e mi accarezza, ma voglio proseguire, la prossima
meta è Quimper, città Bretone (Kemper è il suo antico nome) e una volta capitale
della Cornovaglia, alla quale è dedicato l’annuale festival della seconda metà di
luglio. La parte più interessante della città si trova intorno alla cattedrale,
si articola nella città vecchia, ricca di vcase a sporto, di edifici caratteristici,
di negozi, laboratori artigianali della ceramica, bar e ristoranti: è cittadina
di folklore e movimento, si respira un gusto nordico ed antico, una genuinità sincera
applicata ai generi alimentari come alle creazioni artistiche (foto
50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58).
La visita alla
città in effetti dura a lungo, ci si diverte a mettere il naso nei negozi, ad
ammirare le antiche case nelle strade dedicate ai calzolai, ai macellai o alle
cariatidi, piuttosto che perdersi nel Musée des Beaux Arts, alla ricerca di un
Rubens, di un Fragonard o di un Corot, se non dell’intera scuola di Pont-Aven:
insomma, una sosta che merita. Ma anche noi abbiamo voglia di una sosta riposante,
e ci incamminiamo alla volta di Plugaffen, dove abbiamo prenotato (via Internet)
per dormire presso una signora che affitta: il posto è veramente delizioso (foto
59):
l’intero
piano terra ( due camere, bagno, soggiorno, pranzo e cucina) è per noi e anche
il giardino, a nostra disposizione, è veramente rilassante: ci accomodiamo in
casa, alla sera andiamo a cena a Douarnenez, importante porto peschereccio dove
si può visitare il primo museo navale galleggiante. Di fronte a Douarnenez, si
vede la romantica isola di Tristan, legata alla leggenda di Tristano e Isotta.
Dopo un tranquillo riposo, un’abbondante colazione e un conto fin troppo onesto
(52 euro per dormire in tre, occupando due camere, colazioni comprese)….andiamo
a visitare una cittadina a pochi silometri: Locronan (foto
60, 61, 62, 63, 64, 65),
uno dei complessi urbani
più interessanti della Bretagna, assolutamente autentico e ben conservato, piacevole
e ricco di edifici caratteristici, un tempo capitale della tela per le grandi
vele delle navi che solcavano gli oceani. Ne resta testimonianza, in piazza,
il palazzo della Compagnia delle Indie. Proseguiamo per Crozon, sull’omonima
penisola, animato centro turistico dalle vie e dagli edifici caratteristici,
dove ci accolgono una banda e tanti fiori, disposti a cascata, a sfera, come
luminosi mazzi di serenità al posto di lampioni e fioriere…(foto
66, 67, 68).
Il nostro itinerario prosegue per Roskoff, dove le maree lasciano in secca le
barche, che restano “appollaiate” sui
loro appoggi (foto
69),
dove il litorale ha lunghi tratti apparentemente paludosi (foto
70), dove nel bel centro
storico mangiamo in una crèperie arredata con gusto Bretone (foto
71), bevendo
sidro; attraverso paesaggi sempre diversi, dopo una breve sosta a Lannion, antico
centro e sede universitaria, arriviamo a Paimpol, caratteristico centro peschereccio.
Prima di entrare in paese, andiamo a prendere possesso della nostra camera (foto
72),
prenotata in una casa di campagna (foto
73), con bel giardino, dove le tariffe sono sempre
minime
e l’ospitalità è squisita, poi andiamo a cena nella zona del porto (foto
74): per chi
ama
il pesce, è una festa, non c’è che l’imbarazzo della scelta, con un ottimo rapporto
qualità prezzo in un ambiente veramente caratteristico e interessante, che mantiene
il suo fascino anche di sera (foto
75, 76, 77).
La mattina dopo, il tempo non ci è favorevole:
piove, dobbiamo visitare Saint-Malo sotto una pioggerella sferzante, il vento
soffia insistentemente, non riusciamo ad ammirare la potente cittadina che nel
XVII secolo, forte della sua economia solida e indipendente potè addirittura
prestare del denaro al re di Francia: Saint-Malo era diventata potentissima con
le proprie attività marinare e con la presenza di ricchi corsari che riuscirono
sempre a non essere sottomessi e dal 1590, per quarant’anni, la città si autoproclamò repubblica
indipendente. Ricostruita per l’80% circa in seguito ai bombardamenti del 1944,
oggi si presenta come una bellissima città-bastione, caratterizzata da bei palazzi
in granito grigio e da affascinanti vie entro le mura, mentre la Saint-Malo balneare
sorge dal 1800 in poi, fuori le mura e diventa un centro mondano dotato di casinò e
grandi alberghi. Assolutamente da vedere, percorrendo la cinta muraria, le vie
interne, visitando la cattedrale e il castello.
Dalla Bretagna, della quale Saint-Malo è una delle ultime località, mi trasferisco
in Normandia, viaggiando alla volta di uno dei luoghi più famosi: Mont-Saint
Michel, che mi appare guidando sotto la pioggia (foto
80), nella sua caratteristica
silhouette. Fortunatamente, il vento porta via rapidamente le nuvole e riusciamo
comunque a vedere, poco dopo, Mont-Saint Michel in condizioni atmosferiche del
tutto accettabili (foto
81), a vedere le sue maree (foto
82), a visitare l’interno delle chiese (foto
83),
a salire e scendere da scalinate e stradicciole che pullulano di turisti. Nel
pomeriggio inoltrato, andiamo nel piccolo castello di Boucéel, del ‘700 (foto
84), dove
il proprietario fa servizio di albergo: per una volta, proviamo a dormire in
una dimora storica, veramente alla grande: non siamo più in famiglia, ma in una
piccola reggia, la camera è sontuosa (foto
85, 86), il bagno raffinatissimo (foto
87), la seconda
camera (per mio figlio - foto
88) ha un delizioso letto napoleonico, abbiamo a disposizione
saloni
e biblioteca, la sala da biliardo, una bellissima sala per le colazioni (foto
89) e un
grande parco con tranquille passeggiate (foto
90). Alla sera, per cena, su segnalazione
del proprietario del castello, andiamo a Cortils, al Manoir de la Roche Torin
(foto
91), antica dimora con ristorante panoramico su Mont-Saint Michel: dalla
grande
veranda
aperta sulla campagna si godono un tramonto e un crepuscolo veramente eccezionali
(foto
92, 93).
Prima di rientrare a dormire, torno a Saint-Michel, per vederlo da vicino nel
suo splendore notturno: ne vale la pena (foto
94). Come vale la pena di dormire (almeno
una volta) in un castello, di cenare in una dimora storica: qualità eccellente,
prezzi incredibilmente convenienti, molto più convenienti che in Italia. Al castello,
in camere di lusso, con colazione del mattino su una tavola da principi compresa,
142 euro per tre persone in tutto. Al ristorante, con un ottimo menu e vino francese,
35 euro a testa…. Tanti kilometri, a volte tanta stanchezza, ma altrettanta soddisfazione:
si può mangiare una crèpe ogni tanto per poi concedersi una serata da favola….
5 Agosto: addio castello, si riparte, alla volta di Bayeux, passando per Cerisy
la foret, piccolo borgo di campagna con una bella abbazia (foto
95, 96, 97),
nel
parco della quale è allestita
una mostra di sculture all’aperto. Le dedichiamo una sosta veloce, per raggiungere
in fretta Bayeux: cittadina famosa per il suo arazzo (una striscia tessuta e
illustrata di ben 70 metri di lunghezza per un’altezza di circa mezzo metro),
offre molte altre attrattive, dalle mostre d’arte alla cattedrale (foto
98, 99, 100),
una delle
più belle della Normandia, all’intero centro storico, raccolto intorno alle strade
principali ricche di edifici medioevali (foto
101, 102), brasseries, negozi
d’artigianato e
souvenirs (foto 103). Meritano una visita
anche il museo Baron-Gerard e il Museo
della
Battaglia
di
Normandia, memoriale dello sbarco degli alleati nel 1944. La mattinata trascorre
velocemente, riparto, vado a Caen e a Dauville, sotto un’acqua torrenziale (dovrò tornare
a Dauville….) per giungere, per fortuna di nuovo con il cielo sereno, a Honfleur,
cittadina incantevole, raccolta intorno al porto canale con il ponte levatoio
(foto 104, 105)
e alle vie e piazze del centro storico; si notano subito le case alte e strette,
con le loro tipiche facciate colorate oppure di ardesia
scura (foto 106),
si apprezzano
le piazze , i musei (soprattutto Musée Eugène Boudin, dove si possono vedere
opere di Monet, Dufy, Marquet, Signac e tante dello stesso Boudin) e negozi e
ristoranti ricavati nei vecchi edifici (foto 107, 108, 109,
110, 111, 112, 113, 114).
Complessivamente una cittadina artistica, gradevolissima,
molto ospitale
ed interessante anche per la vita e l’immagine
notturna. Ultima tappa della giornata, un luogo sicuramente tra i più belli che
io abbia mai visto: Etretat, con le bianche falesie che si buttano nel mare,
con migliaia di gabbiani protagonisti della scena, le barche sulla spiaggia,
il grande arco naturale proteso nell’acqua come un lungo naso a cercare qualcosa,
il tramonto riflesso tra un volo e un’onda…. Insomma uno spettacolo naturale
indimenticabile, sia arrivandoci al tramonto, sia la notte (foto
115, 116, 117,
118,
119), che il mattino dopo (foto
120):
una località di pochi abitanti e di grande immagine, che si può ammirare anche
dall’alto (foto 121, 122)
per vedere l’alta costiera che continua fino a Dieppe,
città molto
più estesa (foto 123), vivace, colorata, la
spiaggia molto estesa, un bellissimo lungomare, un grande porto su cui si affacciano
case colorate (foto 124, 125, 126, 127),
un interessante
museo al
Castello, dove si possono vedere opere di Boudin, Sisley, Pissarro, Renoir, Courbet
, Dufy e Braque. La vacanza sta per concludersi, questa sera dormirò a Beauvais,
da dove, domani, un aereo mi riporterà in Italia: ho giusto il tempo di passare
a Rouen, famosa per la sua cattedrale gotica e per il rogo di Giovanna d’Arco,
che qui venne bruciata nella piazza del Vieux Marchè. Ridente città della Normandia,
meriterebbe di essere conosciuta e visitata con molto più tempo a disposizione
(almeno due giorni) per la sua cattedrale (foto
128, 129), il centro storico (foto
130,
131, 132),
la torre di Giovanna
d’Arco, la Rue Sain Roman, il cortile di St-Maclou, rue Martainville, St. Ouen,
la rue du Gros Horloge, la moderna chiesa di Giovanna d’Arco, inaugurata nel
1979 (foto 133) e alcuni musei, come il Museo delle Antichità, il museo di Storia
Naturale,
il Museo Le Secq, che racchiude la più grande collezione di ferri battuti esistente
al mondo, e l’importantissimo
Museo di Belle arti, con opere di altissimo valore di pittori Italiani, Francesi,
Spagnoli e Fiamminghi di ogni epoca.
In serata, arrivo a Beauvais, cittadina dominata dalla mole della più alta cattedrale
gotica, ma purtroppo mai finita: vedo la città al mattino dopo, giorno di mercato
e mi piace concludere con tre immagini significative, forse riassuntive del viaggio … La
dimensione temporale, simboleggiata dal grande orologio conservato nella cattedrale
(foto 134), la dimensione spirituale, o semplicemente
la ricerca dell’interiorità (foto 135), e
la
più genuina, anche se un po’ prosaica, gioia di vivere nella quotidianità (foto
136).
Foto
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