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Cultura del viaggio seconda parte PDF Stampa Email
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.....Non molto lontano, nella stessa giornata, sul canale Nantes-Brest, si può vedere, a Josselin, il castello di Rohan preceduto, sulla riva opposta del canale da deliziosi resti di un’antica costruzione: subito dopo, si incontra Josselin, il cui centro storico è in fondo a una ripida discesa. Si vedono la chiesa di Notre Dame du Roncier dal bel portale in stile tardogotico, un vecchio pozzo nella piazza circondata da antiche case bretoni e le vie del centro. Si è fatto tardi, giusto il tempo della cena e di un meritato riposo. Si va a mangiare sul fiume S.Nicolas, lungo il quale si affacciano numerosi locali pittoreschi

e poi a Ploermel, vecchio borgo dove una signora (aiutata dal marito) ospita nella sua villa offendo servizio di chambre d’hote. Una camera per tre con bagno, saletta per leggere e guardare la televisione, soggiorno per parlare con i proprietari se si vuol conversare, al mattino dopo colazione abbondante servita nella grande cucina…. Il tutto per 48 euro in tre persone! Al mattino dopo, appunto, si riparte alla volta di Quiberon, graziosa cittadina balneare e meta turistica: da lì ci si imbarca per Belle-Ile-en-Mer, vera attrazione, che causa però già in Quiberon, almeno nei mesi estivi, un’alta concentrazione di persone, tanto che rimando l’escursione all’isola, anche perché nel frattempo si sono avvicinate nuvole scure e minacciose…. E ripiego su una meta importante, archeologica: il sito di Carnac. Non è la stagione giusta, in agosto è tutto cintato, non si possono vedere tutte le grandi pietre megalitiche: bisogna venire con più tempo a disposizione, nelle stagioni intermedie e magari prenotare una visita che permetta di vedere i menhir più grandi. E’ comunque affascinante vedere questi massi che sono stati collocati in file geometricamente ordinate, a centinaia e centinaia, oggi muti testimoni del tempo e di civiltà sepolte, dal fascino magico . Non ho il tempo di andare a Menec, sulla strada D196, dove si può vedere uno spettacolare allineamento di 1099 menhir, disposti lungo 11 file! In tutta la zona, i monumenti megalitici risalgono ad epoche remote, dal 6000 al 2000 a.C., con insediamenti di dolmen, menhir e tumuli veramente spettacolari. Meriterebbero una visita le località di Kermario, Kerlescan, dove si trova il Geant du Manio (menhir isolato alto sei metri), e ancora Kerzhero e Crucuno. Sulla strada D781 invece si incontra la località di Locmariaquer, al centro di un’altra zona importantissima per i suoi monumenti megalitici, tanto da condividere o addirittura offuscare la fama di Carnac, dove comunque, per gli appassionati, è d’obbligo una visita al museo della Preistoria J. Miln-Z. Le Rouzic: uno dei più ricchi al mondo di testimonianze del paleolitico, mesolitico e neolitico, con 6600 oggetti circa e alcune collezioni di epoca romana e medievale. Proseguo, sempre scegliendo le strade provinciali, più tranquille, più ricche di umanità anche se, ovviamente, un po’ più lente: ma sono in ferie, non voglio farmi prendere dalla frenesia dell’autostrada, della velocità, del trasferimento da un posto all’altro ignorando le piccole realtà locali intermedie. Arrivo a Concarneau, della quale apprezzo soprattutto la Cittadella, borgo fortificato, un’isola naturale, probabilmente il borgo originario, poi collegato alla città con un ponte. All’interno delle mura si sviluppa un dedalo di viuzze a traffico esclusivamente pedonale, pieno di negozi, bar e ristoranti: colori vivaci, fioriture abbondanti, cura e pulizia caratterizzano il borgo, insieme alla grande presenza di turisti che apprezzano le botteghe, i percorsi panoramici sulle mura, la visita del porto, lo shopping.

In città, fuori dalla cittadella e lungo il mare, si mangia bene, a prezzi modici, in locali caratteristici dove vi offrono menu interessanti e ben differenziati, dalle crèpes al pesce, dal vino al sidro. In tutta la Bretagna ho bevuto sidro, un vino di mele a bassa gradazione alcolica, brut o morbido a seconda dei gusti (io lo chiedevo assolutamente secco) mosso, frizzante, per accompagnare tutte le portate, a parte, forse, il pesce, anche se, ben fresco e brut, lo si beve tranquillamente con ogni cosa. Il sole mi riscalda e mi accarezza, ma voglio proseguire, la prossima meta è Quimper, città Bretone (Kemper è il suo antico nome) e una volta capitale della Cornovaglia, alla quale è dedicato l’annuale festival della seconda metà di luglio. La parte più interessante della città si trova intorno alla cattedrale, si articola nella città vecchia, ricca di vcase a sporto, di edifici caratteristici, di negozi, laboratori artigianali della ceramica, bar e ristoranti: è cittadina di folklore e movimento, si respira un gusto nordico ed antico, una genuinità sincera applicata ai generi alimentari come alle creazioni artistiche.

La visita alla città in effetti dura a lungo, ci si diverte a mettere il naso nei negozi, ad ammirare le antiche case nelle strade dedicate ai calzolai, ai macellai o alle cariatidi, piuttosto che perdersi nel Musée des Beaux Arts, alla ricerca di un Rubens, di un Fragonard o di un Corot, se non dell’intera scuola di Pont-Aven: insomma, una sosta che merita. Ma anche noi abbiamo voglia di una sosta riposante, e ci incamminiamo alla volta di Plugaffen, dove abbiamo prenotato (via Internet) per dormire presso una signora che affitta: il posto è veramente delizioso : l’intero piano terra ( due camere, bagno, soggiorno, pranzo e cucina) è per noi e anche il giardino, a nostra disposizione, è veramente rilassante: ci accomodiamo in casa, alla sera andiamo a cena a Douarnenez, importante porto peschereccio dove si può visitare il primo museo navale galleggiante. Di fronte a Douarnenez, si vede la romantica isola di Tristan, legata alla leggenda di Tristano e Isotta. Dopo un tranquillo riposo, un’abbondante colazione e un conto fin troppo onesto (52 euro per dormire in tre, occupando due camere, colazioni comprese)….andiamo a visitare una cittadina a pochi silometri: Locronan

uno dei complessi urbani più interessanti della Bretagna, assolutamente autentico e ben conservato, piacevole e ricco di edifici caratteristici, un tempo capitale della tela per le grandi vele delle navi che solcavano gli oceani. Ne resta testimonianza, in piazza, il palazzo della Compagnia delle Indie. Proseguiamo per Crozon, sull’omonima penisola, animato centro turistico dalle vie e dagli edifici caratteristici, dove ci accolgono una banda e tanti fiori, disposti a cascata, a sfera, come luminosi mazzi di serenità al posto di lampioni e fioriere...

Il nostro itinerario prosegue per Roskoff, dove le maree lasciano in secca le barche, che restano “appollaiate” sui loro appoggi , dove il litorale ha lunghi tratti apparentemente paludosi , dove nel bel centro storico mangiamo in una crèperie arredata con gusto Bretone , bevendo sidro; attraverso paesaggi sempre diversi, dopo una breve sosta a Lannion, antico centro e sede universitaria, arriviamo a Paimpol, caratteristico centro peschereccio. Prima di entrare in paese, andiamo a prendere possesso della nostra camera, prenotata in una casa di campagna , con bel giardino, dove le tariffe sono sempre minime e l’ospitalità è squisita, poi andiamo a cena nella zona del porto: per chi ama il pesce, è una festa, non c’è che l’imbarazzo della scelta, con un ottimo rapporto qualità prezzo in un ambiente veramente caratteristico e interessante, che mantiene il suo fascino anche di sera.

La mattina dopo, il tempo non ci è favorevole: piove, dobbiamo visitare Saint-Malo sotto una pioggerella sferzante, il vento soffia insistentemente, non riusciamo ad ammirare la potente cittadina che nel XVII secolo, forte della sua economia solida e indipendente potè addirittura prestare del denaro al re di Francia: Saint-Malo era diventata potentissima con le proprie attività marinare e con la presenza di ricchi corsari che riuscirono sempre a non essere sottomessi e dal 1590, per quarant’anni, la città si autoproclamò repubblica indipendente. Ricostruita per l’80% circa in seguito ai bombardamenti del 1944, oggi si presenta come una bellissima città-bastione, caratterizzata da bei palazzi in granito grigio e da affascinanti vie entro le mura, mentre la Saint-Malo balneare sorge dal 1800 in poi, fuori le mura e diventa un centro mondano dotato di casinò e grandi alberghi. Assolutamente da vedere, percorrendo la cinta muraria, le vie interne, visitando la cattedrale e il castello. Dalla Bretagna, della quale Saint-Malo è una delle ultime località, mi trasferisco in Normandia, viaggiando alla volta di uno dei luoghi più famosi: Mont-Saint Michel, che mi appare guidando sotto la pioggia, nella sua caratteristica silhouette. Fortunatamente, il vento porta via rapidamente le nuvole e riusciamo comunque a vedere, poco dopo, Mont-Saint Michel in condizioni atmosferiche del tutto accettabili, a vedere le sue maree, a visitare l’interno delle chiese, a salire e scendere da scalinate e stradicciole che pullulano di turisti. Nel pomeriggio inoltrato, andiamo nel piccolo castello di Boucéel, del ‘700, dove il proprietario fa servizio di albergo: per una volta, proviamo a dormire in una dimora storica, veramente alla grande: non siamo più in famiglia, ma in una piccola reggia, la camera è sontuosa, il bagno raffinatissimo, la seconda camera ha un delizioso letto napoleonico, abbiamo a disposizione saloni e biblioteca, la sala da biliardo, una bellissima sala per le colazioni e un grande parco con tranquille passeggiate.

Alla sera, per cena, su segnalazione del proprietario del castello, andiamo a Cortils, al Manoir de la Roche Torin, antica dimora con ristorante panoramico su Mont-Saint Michel: dalla grande veranda aperta sulla campagna si godono un tramonto e un crepuscolo veramente eccezionali. Prima di rientrare a dormire, torno a Saint-Michel, per vederlo da vicino nel suo splendore notturno: ne vale la pena. Come vale la pena di dormire (almeno una volta) in un castello, di cenare in una dimora storica: qualità eccellente, prezzi incredibilmente convenienti, molto più convenienti che in Italia. Al castello, in camere di lusso, con colazione del mattino su una tavola da principi compresa, 142 euro per tre persone in tutto. Al ristorante, con un ottimo menu e vino francese, 35 euro a testa…. Tanti kilometri, a volte tanta stanchezza, ma altrettanta soddisfazione: si può mangiare una crèpe ogni tanto per poi concedersi una serata da favola…. 5 Agosto: addio castello, si riparte, alla volta di Bayeux, passando per Cerisy la foret, piccolo borgo di campagna con una bella abbazia, nel parco della quale è allestita una mostra di sculture all’aperto. Le dedichiamo una sosta veloce, per raggiungere in fretta Bayeux: cittadina famosa per il suo arazzo (una striscia tessuta e illustrata di ben 70 metri di lunghezza per un’altezza di circa mezzo metro), offre molte altre attrattive, dalle mostre d’arte alla cattedrale, una delle più belle della Normandia, all’intero centro storico, raccolto intorno alle strade principali ricche di edifici medioevali, brasseries, negozi d’artigianato e souvenirs.

Meritano una visita anche il museo Baron-Gerard e il Museo della Battaglia di Normandia, memoriale dello sbarco degli alleati nel 1944. La mattinata trascorre velocemente, riparto, vado a Caen e a Dauville, sotto un’acqua torrenziale (dovrò tornare a Dauville….) per giungere, per fortuna di nuovo con il cielo sereno, a Honfleur, cittadina incantevole, raccolta intorno al porto canale con il ponte levatoio e alle vie e piazze del centro storico; si notano subito le case alte e strette, con le loro tipiche facciate colorate oppure di ardesia scura, si apprezzano le piazze , i musei (soprattutto Musée Eugène Boudin, dove si possono vedere opere di Monet, Dufy, Marquet, Signac e tante dello stesso Boudin) e negozi e ristoranti ricavati nei vecchi edifici.

Complessivamente una cittadina artistica, gradevolissima, molto ospitale ed interessante anche per la vita e l’immagine notturna. Ultima tappa della giornata, un luogo sicuramente tra i più belli che io abbia mai visto: Etretat, con le bianche falesie che si buttano nel mare, con migliaia di gabbiani protagonisti della scena, le barche sulla spiaggia, il grande arco naturale proteso nell’acqua come un lungo naso a cercare qualcosa, il tramonto riflesso tra un volo e un’onda…. Insomma uno spettacolo naturale indimenticabile, sia arrivandoci al tramonto, sia la notte (foto 115, 116, 117, 118, 119), che il mattino dopo (foto 120): una località di pochi abitanti e di grande immagine, che si può ammirare anche dall’alto (foto 121, 122) per vedere l’alta costiera che continua fino a Dieppe, città molto più estesa (foto 123), vivace, colorata, la spiaggia molto estesa, un bellissimo lungomare, un grande porto su cui si affacciano case colorate (foto 124, 125, 126, 127), un interessante museo al Castello, dove si possono vedere opere di Boudin, Sisley, Pissarro, Renoir, Courbet , Dufy e Braque. La vacanza sta per concludersi, questa sera dormirò a Beauvais, da dove, domani, un aereo mi riporterà in Italia: ho giusto il tempo di passare a Rouen, famosa per la sua cattedrale gotica e per il rogo di Giovanna d’Arco, che qui venne bruciata nella piazza del Vieux Marchè. Ridente città della Normandia, meriterebbe di essere conosciuta e visitata con molto più tempo a disposizione (almeno due giorni) per la sua cattedrale (foto 128, 129),

il centro storico, la torre di Giovanna d’Arco, la Rue Sain Roman, il cortile di St-Maclou, rue Martainville, St. Ouen, la rue du Gros Horloge, la moderna chiesa di Giovanna d’Arco, inaugurata nel 1979 e alcuni musei, come il Museo delle Antichità, il museo di Storia Naturale, il Museo Le Secq, che racchiude la più grande collezione di ferri battuti esistente al mondo, e l’importantissimo Museo di Belle arti, con opere di altissimo valore di pittori Italiani, Francesi, Spagnoli e Fiamminghi di ogni epoca.
In serata, arrivo a Beauvais, cittadina dominata dalla mole della più alta cattedrale gotica, ma purtroppo mai finita: vedo la città al mattino dopo, giorno di mercato e mi piace concludere con tre immagini significative, forse riassuntive del viaggio … La dimensione temporale, simboleggiata dal grande orologio conservato nella cattedrale, la dimensione spirituale, o semplicemente la ricerca dell’interiorità, e la più genuina, anche se un po’ prosaica, gioia di vivere nella quotidianità.


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